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Fanfiction: Cai Hir (1/1)

Titolo: Cai Hir (1/1)
Atrice: lucre_noin
Rating: PG13
Warning: slash (m/m), sentimentalismi
Trama: Kai aspetta con ansia il ritorno dell'amante Lancillotto ma ben presto scopre che il famoso cavaliere francese è meno fedele di ciò che pensava. Nimue osserva.

"Cai Hir," esclamò Lady Nimue, vedendo il senescalco passeggiare per il giardino. Era raro che sir Kay uscisse con il freddo, non che fosse un debole, ma dovendo occuparsi del castello e del regno non era necessario fare gli autolesionisti e congelarsi all'esterno.
Per questo lady Nimue, maga di corte e ospite di Artù, fu estremamente sorpresa di vederlo nel giardino, in mezzo alla neve,a guardare un semplice albero.
"Cai Hir," lo chiamò ancora la donna. Cai Hir significava Kay l'Alto ed era un soprannome che le donne di Camelot avevano dato al siniscalco. Certo, sir Bors era molto pi alto di Kay ma era anche più massiccio dove Kay risaltava soprattutto per la sua altezza nervosa e slanciata.
Sir Kay si voltò verso di lei e Nimue sorrise vedendo che il naso del senescalco aveva raggiunto la tonalità rossiccia dei suoi capelli.
"Finirete per congelarvi, sir Kay," lo ammonì, raggiungendolo e stringendosi addosso lo scialle.
"In quel caso verrei conservato per millenni e mi risveglierei quando tutto questo sarà finito."
"Tutto questo?"
"Tutta questa follia. Cavalieri che partono per stupide ed inutili missioni."
Lady Nimue prese delicatamente la mano dell'uomo, sentendola gelida, e lo trascinò all'interno del castello.
"Non tutti, solo alcuni. Sono come dei gatti selvatici," spiegò Nimue, con calma e tranquillità, "non sono felici se vengono rinchiusi. Hanno bisogno di sapere che la libertà è ancora lì, a portata di mano."
Kay, finalmente, si decise a guardare la maga negli occhi. Gli occhi di Nimue erano terribile e lo erano sempre stati.
La giovane, se davvero giovane era, aveva degli occhi scurissimi che sembravano assorbire la luce in tutta la sua totalità. Merlino era stato pericolosamente attratto da quegli occhi ed era perito.
"E se si scopre che questa libertà è troppo dolce da lasciare?"
"State parlando di voi stesso?"
Kay rise brevemente: "Oh no, io non sono fatto per le fughe. Amo Camelot benché Camelot non ami me."
"Allora state parlando di un... amico, forse?"
Il senescalco annuì ma non aggiunse altro.
"Bene," continuò Nimue, "dovete legare questo amico a voi."
"Come fate voi con il vostro amato Pellas? Legato con qualche strana magia e rinchiuso in un'isola sperduta?"
"Non sapete nulla, come al solito. Lasciate che la vostra lingua sferzi prima che il vostro cervello possa anche solo mettersi in moto," lo rimbrottò Nimue, ma senza acidità.
"Perdonatemi, mia signora, avete ragione." Sir Kay si inchinò brevemente, tornando presto il senescalco, il governatore, colui che si occupava dei problemi di Camelot e che non riceveva gloria, colui che stringeva legami di pace per il suo re e che metteva da parte la propria dignità.
"Se non riuscite a legarlo a voi allora partite con lui. E' una vostra scelta."
"Come ho già detto, amo Camelot ed Artù ha bisogno di me. Sto ancora pagando la mia arroganza di gioventù."
"Non siate sciocco, nessuno si ricorda di quando prendeste Excalibur."
Sir Kay la osservò dubbioso e sorrise, accettando l'offerta di pace.
"Devo dire che vi preferisco di gran lunga al vecchio Merlino."
"Se questo non è un modo di adulare una dama, Cai Hir," scherzò Nimue, colpendolo scherzosamente sul braccio che fino a quel momento aveva stretto.
Kay si fregò vigorosamente il naso, sentendo che il freddo ormai lo aveva lasciato per donargli di nuovo sensibilità. Nimue stava per commentare quel piccolo gesto quando, dalla robusta porta di legno entrò un giovane paggio.
"Lady Nimue, sir Mador de la Porte è tornato dalla sua avventura e necessita delle vostre cure."
"Grazie, Clarence," lo congedò la maga, "ora temo che dovrò ad andare a cucire il nostro bel Mador," conitnuò Nimue, rivolta a Kay.
"Vi chiedo il permesso di seguirvi."
E Nimue lo accordò perché sapeva che l'amico, l'amante o chissà con quale altro termine si poteva definire, di sir Kay aveva viaggiato con Mador. Il ritorno di Mador significava senza dubbio che la missione era conclusa e la sete di avventure e libertà soddisfatta.


Sir Kay seguì lady Nimue fin nella sala Grande, chiamata così per l'alto soffitto spoglio che sembrava renderla ancora più maestosa.
Steso su un pagliericcio si trovava Mador de la Porte, con uno straccio insanguinato attorno al capo. Accanto a lui, sir Gahalantine ed una damigella stavano parlando pacatamente.
"Miei signori, sono qui per darvi tutto l'aiuto di cui necessitate," li salutò Nimue, con rispetto.
In breve tempo, la donna fu pronta per guarire, con scienza e magia, le ferite di Mador, mentre Kay interrogava sir Gahalantine, cugino di Lancillotto, degli esiti del loro viaggio.
Scoprì ben presto che i due cavalieri, accompagnati da Mordred, avevano partecipato ad un torneo fra Bagdemagus ed il re del Galles trovando Lancillotto a gareggiare nelle file opposte alle loro. Lancillotto aveva vinto valorosamente il torneo, senza nemmeno un graffio, mentre Mador e Mordred erano stati feriti.
"Mordred è rimasto nel Galles, giungerà a Camelot fra qualche giorno."
"E sir Lancillotto? E' da molto che non lo vediamo a corte," si intromise Nimue, prima che Kay potesse formulare la stessa domanda.
"Non capisco," replicò Gahalantine, "dovrebbe già essere tornato."
Sir Kay decise che il suo tempo per l'accoglienza era finito e, mascherando l'apprensione, uscì dalla sala Grande per dirigersi nelle cucine e poi nelle biblioteche e nell'armeria. La corte di Camelot era grande e se qualcuno voleva farsi non trovare era semplice evitare le persone importanti.
No, Lancillotto non poteva essere morto e ferito. Era impossibile.
No. Impossibile. Mai. Queste erano le parole che roteavano nella testa del siniscalco quando, stanco delle sue peregrinazioni senza successo, tornò nelle proprie stanze.
E fu proprio lì che trovò Lancillotto.
Il cavaliere era seduto sul suo letto a leggere. Era rasato, ordinato, senza armatura ma con una semplice tunica azzurra. Non aveva l'aspetto di un uomo che ritorna da un lungo viaggio.
"Siete tornato tre giorni fa," disse sir Kay, entrando nella stanza, senza salutarlo, senza riconoscere in particolar modo il fatto che era stato effettivamente preoccupato per la sua incolumità.
Lancillotto sollevò lo sguardo su di lui e sorrise, appoggiando il libro al letto.
Lancillotto era un uomo di sguardi. Era un nobile che emanava un'aura di assoluta potenza ed importanza che escludeva tutto il resto del mondo. Ma quando Lancillotto ti guardava, allora ti sentivi come parte di qualcosa di migliore, come degno di attenzioni.
"Sì, Mador è tornato dopo di me perché le ferite lo rallentavano e Gahalantine lo ha accompagnato."
"Siete tornato prima di loro... dove siete stato? Perché non vi ho visto a corte?"
Lancillotto sorrise, quasi timidamente. "Sono andato da lady Elaine, a vedere come stava."
"La Regina Ginevra? Non l'avete salutata?" mormorò acidamente il senescalco, fra i denti. Con gioia notò che Lancillotto era notevolmente impallidito.
"Non dite sciocchezze, sir Kay, siete stanco, lo so. So che i vostri doveri sono molto pressanti."
"Oh doveri, sì! Era proprio la parola che cercavo. Voi, Lancillotto del Lago, cosa ne sapete dei doveri?" sir Kay fu immensamente grato alla madre ed al proprio padre per averlo fatto nascere alto, alto per poter guardare Lancillotto se dall'alto almeno da pari, negli occhi.
"Dove sono i vostri doveri, messere? Fuggite da corte senza preoccuparvi di nulla. In caso di pericolo perdiamo la metà dei nostri uomini a cercarvi! Voi sputate sui vostri doveri!"
"Sir Kay, vi prego-" provò a calmarlo il cavaliere francese, prendendolo per gli avambracci.
"Sì, pregate, perché andrò proprio ora a dire al re cosa fate con Elaine di Astolat e con la Regina stessa," sibilò il senescalco ma non riuscì a compiere la sua minaccia perché Lancillotto lo spinse viae tornò indietro, velocemente, per chiudere la porta della stanza con il pesante catenaccio.
"Siete un pazzo geloso, se volete accusarmi di qualcosa fatelo qui davanti a me e basta. Risolveremo la questione con la spada."
"Oh, Lancillotto, mi uccidereste prima che io possa anche solo parare un colpo."
Kay non era un illuso e sapeva bene che Lancillotto era cresciuto e si era addestrato nelle migliori scuole della Gallia perché era un figlio di re, anche se senza regno.
Lancillotto non negò le parole dell'uomo che era stato suo amante e non provò nemmeno a muoversi quando questi gli prese violentemente una ciocca di capelli, tirandogli indietro la testa.
"Sembra che tutti si innamorino di voi, sir Lancillotto."
"Sì, mi dispiace, Cai Hir."
"Sembra anche che voi vi innamoriate di tutti o forse vi piace pensare di avere il castello in ginocchio davanti a voi?"
"Intendi letteramente?" sorrise Lancillotto, portando una mano ai lacci della camicia del senescalco.
Kay fece una smorfia e strattonò per l'ultima volta i capelli chiari e finissimi del cavaliere del lago, lasciandolo andare.
"No, non intendevo letteralmente. Vi saluto, sir Lancillotto. Spero che passiate una piacevole serata e che ci rivedremo al banchetto di domani."
"Dove state andando?" sospiro l'altro. Parlare con sir Kay lo faceva sentire come una balia che doveva badare ad un bambino volatile.
"Poiché siete nella mia stanza non posso stare qui. Credo che andrò in biblioteca, sir Lancillotto."
Il senescalco si inchinò rigidamente ed evitò goffamente la mano di Lancillotto, tesa ad afferargli una spalla. Aprì la porta, che aveva ancora la chiave del catenaccio attaccata, ed uscì, lasciando solo sir Lancillotto, il re senza terra, nella stanza.


Fu in biblioteca che Nimue e sir Bedivere trovarono sir Kay. Chino su un paio di tomi in latino sulle tattiche militari romane, le imposte chiuse al gelido freddo notturno ed una candela a far luce, costringendo il senescalco a strizzare gli occhi per vedere le fini parole.
"Finirete per rimanere cieco, sir Kay," lo salutò Bedivere ma c'era un'aria di cautela nel suo avvicinarsi alla possente scrivania.
Lanciò un'occhiata a Lady Nimue, che annuì, avvicinandosi anche lei.
"Sir Kay, mi avete fatto preoccupare," lo salutò Nimue, con un sorriso, "uno dei miei paggi è venuto a chiamarmi dicendo di avervi sentito minacciare sir Lancillotto."
Kay si voltò a guardare i due nuovi arrivati, passandosi una mano sul volto stanco.
"Una delle vostre spie, intendete," ribatté acidamente, pensando, per un attimo, che maghi e streghe erano tutti uguali. Merlino, Morgana e Nimue sembravano volere il meglio per Camelot e vi gravitavano attorno come delle mosche, riempiedo il castello di spie e topi.
"Sapete bene che non ho bisogno di spie. Dopotutto avrei saputo della vostra rabbia in ogni caso. Ho sentito la vostra energia negativa fin dalle mie stanze."
Sir Bedivere non disse nulla, non spiegando che effettivamente Nimue aveva percepito la negatività fra Lancillotto e Kay e che lo aveva pregato di accompagnarla a trovare Kay nel caso questi fosse nel mezzo di una battaglia.
"Sono quasi certo di non avervi dato il permesso di entrare nella biblioteca reale, dama e messere."
"Io vado dove voglio, sir Kay, smettila di dire sciocchezza," lo rimbrottò sir Bedivere, senza avere torto.
Bedivere sarebbe stato il braccio destro di Artù, e Kay il sinistro, se Lancillotto non fosse giunto a conquistare il cuore di tutti.
Bedivere era uno dei pochi cavalieri che preferivano rimanere a proteggere il regno a Camelot piuttosto che dedicarsi ad avventure misteriose e dame straniere. Era anche colui che, dopo Artù e Kay, aveva la carica ufficiale più alta del regno.
Sir Kay abbassò leggermente la testa, ancora una volta aveva lasciato che la propria lingua agisse per prima.
Ma sir Bedivere aveva fama di uomo paziente.
"Volete sapere dove si trova sir Lancillotto?" domandò Kay, volgendosi verso Nimue.
"Non so di cosa-"
"Non l'ho ucciso, se è questo che temete. Era questo che temevate?"
"Temevo piuttosto che fosse lui ad uccidere voi," replicò Nimue e sir Bedivere le lanciò un'occhiata gelida.
Sir Kay sorrise nella smorfia che tanto i giovani aspiranti cavalieri adoravno schernire. "Il vostro ragionamento non fa una piega. Bene, come potete vedere sono vivo e sano e Lancillotto, ve lo assicuro, è altrettanto in salute."
"Era lui l'amante che volevate legare a voi?" chiese la strega, maga e dama, improvvisamente vedendo Kay impallidire e subito arrossire, nascondendo le lentiggini. Il senescalco la osservò con espressione confusa e tradita e spostò velocemente lo sguardo da lei all'impassibile volto di sir Bedivere.
"Che cosa-"
"Temo che Lancillotto sia impossibile da legare," continuò Nimue, "se fossi in voi, caro senescalco, sposterei le mie attenzioni su qualcuno di meno feroce nelle sue passioni."
Sir Kay si alzò, incurante del libro che si chiuse violentemente, perdendo il segno.
"Quello che state dicendo è assurdo. Non starò qui ad ascoltare le vostre insinuazioni, strega."
"E continuate ad usare questo termine come fosse un'offesa," sorrise pacatamente lady Nimue, prima di fare un breve inchino. "Non temete, sarò io ad andare. Domani tornerò ad Avalon dove il mio Pellas mi aspetta. Come vedete, io non ho vergogna di ammettere la natura del mio amore."
La dama lasciò la stanza senza nemmeno guardare il disastro che aveva lasciato dietro di sé.
Sir Kay osservò la sua uscita, le sue gonne blu scuro ed i suoi capelli castani. Ascoltò la porta chiudersi e poi si voltò verso Bedivere.
"Amico, voi non credete a ciò che quella donna ha detto, spero."
"Sir Kay, mi conoscete da molti anni e sapete bene che io credo solo a ciò che vedo e conosco. Perciò vi prego di fare come dice lady Nimue, scegliete qualcuno che non fugga da voi e che non vi lasci in attesa tutti i giorni, ad aspettare un ritorno da vivo o da morto."
Sir Kay diede un feroce calcio alla sedie dietro di lui, lasciandola cadere a terra.
"Non sono cose di cui amo discutere."
Bedivere sorrise brevemente, inclinando leggermente il volto.
"La mia intenzione non era quella di intavolare una discussione, Cai Hir," spiegò, inginocchiandosi davanti a lui e chinando la testa come tutte quelle volte in cui si era inchinato davanti ad Artù, il proprio sovrano. "La mia era una proposta, sir Kay."
Con un elegante movimento, Bedivere si alzò nuovamente in piedi ed appoggio la propria mano dietro al collo dell'altro, attirandolo in un abbraccio che durò solo qualche secondo.
"Aspetto una vostra risposta, quando vorrete. Per ora vi auguro una buona notte ed un buon riposo, mio signore," lo salutò infine, lasciandolo nella biblioteca.
Sir Kay guardò andarsene anche lui, come lady Nimue, e si appoggiò alla scrivania sulla quale un attimo prima stava lavorando.
Con un dubbio nuovo nella sua mente, il senescalco si chiese se nella vita non avesse sbagliato tutto..
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